Da IlPaeseCheNonC'Era.
Il fiume
Il Po, l'antico Eridano, il fiume più lungo d'Italia; 652 chilometri di lunghezza, una portata media, misurata a Ferrara di 1500 metri cubi, ed un bacino idrografico di circa 75.000 chilometri quadrati. Un corso d'acqua che per la sua importanza è paragonabile ai grandi fiumi europei: il Rodano, il Danubio, il Reno, il Guadalquivir.
(testo tratto dal sito: Il Delta del Po)
I nonni raccontano
(testi tratti dal giornalino della Scuola Cosmè Tura di Pontelagoscuro)
Nonno Francesco: ho iniziato ad andare, da solo sul Po, con degli amici più grandi, che avevo circa sei, sette anni. Tutto questo avveniva all'insaputa dei miei genitori, perché sicuramente mi avrebbero sgridato. Andavo sul Po soprattutto nei mesi estivi approfittando della bella stagione e per fare anche qualche bagno. Fare il bagno in Po era molto bello ma anche molto pericoloso, soprattutto per chi, come me, non sapeva nuotare.
Quando ero piccolo facevo il bagno tutto nudo perché non avevo un costume da bagno (eravamo una famiglia povera, come del resto tutti i miei amici! A quei tempi sul fiume c'era molto movimento, c'erano tanti camion, su cui veniva caricata la sabbia che serviva per costruire le case. Vicino alla spiaggia che si chiamava "Giarina" una signora aveva costruito una specie di chiosco in cui vendeva acqua, bibite e granite. Io e i miei amici però, spesso non avevamo i soldi per comprare l'acqua e allora avevamo imparato a riconoscere delle "pozze" di acqua limpida e si beveva da lì. Spesso, capitavano anche delle disgrazie, perché il fiume era molto pericoloso: ragazzi, nuotatori esperti, a causa delle correnti molto forti o la comparsa improvvisa, di profonde buche o mulinelli pericolosi, morivano annegati. Capitava anche che qualcuno si facesse male, perché improvvisavano gare di nuoto o di tuffi dal ponte di ferro, con conseguenze drammatiche. Non sono mai stato un nuotatore esperto, è anche per questo motivo che il Po mi ha sempre intimorito e di conseguenza l'ho sempre rispettato. Durante le altre stagioni, sul Po, andavamo molto meno. Facevamo qualche passeggiata per vedere gli animali selvatici ma soprattutto gli uccelli, che erano molti.
Il ricordo più triste che ho del grande fiume è stato quando ho visto personalmente i! livello dell'acqua toccare i binari del ponte ferroviario; era il giorno prima che il Po rompesse gli argini (il 14 novembre 1951).
Per le generazioni passate, compresa la mia, c'era grande rispetto per il fiume ed eravamo consapevoli che era un importante insegnamento di "vita"; le grandi attività di lavoro che avvenivano lungo le sue rive ora non esistono più e le nuove generazioni non sentono più quel particolare "rispetto".